Art of the Day

04/11/09

il potere di tre

Il potere di tre.

Pierluigi Bersani è il nuovo segretario del Partito Democratico. Si è imposto

nettamente su Franceschini e Marino ottenendo un plebiscito in quasi tutte le regioni

italiane.

I tre candidati hanno espresso grande soddisfazione per questo evento, affermando

che il vero vincitore di questa tornata elettorale è il partito stesso. I due sconfitti

manifestano grande lealtà verso il nuovo leader, poiché scelto dall'unico vero arbitro

della contesa: il popolo del PD.

Dopo aver sentito queste affermazioni così ben pronunciate mi vengono spontanei dei

semplici quesiti.

Perché non mettere in pratica questo bel principio di onestà e lealtà? Perché non

riconoscere fino in fondo questa presunta unità ritrovata? Perché non stilare un bel

programma condiviso da tutti e tre i candidati? Perché non eliminare la parola

"correnti", così indesiderata all'interno di un vocabolario partitico?

Il segretario appena eletto deve eleggere a sua volta due vice segretari. cariche di

notevole peso all'interno di una formazione politica in fase di rinnovamento.

Mi chiedo.. perché questi due vicesegretari non possono essere proprio Marino e

Franceschini?

Sarebbe una bella dimostrazione pratica delle belle intenzioni espresse a parole.

Bersani mostrerebbe davvero di voler prendere in considerazione le tematiche che

stanno a cuore all'insieme dei tre milioni di persone recatasi a votare l'ultima

domenica di Ottobre. Marino e Franceschini si troverebbero in una posizione di

"subalterno aiuto" al segretario, pronti a confermare i loro propositi di lealtà.

Dite che sia una chimera irrealizzabile? A me pare che sia il volere del popolo e come

dite voi politici "L'unico vero parere che conta in fondo".

Quindi non parlatemi di impossibilità dovute alle varie "anime" del partito perché

allora non proferite più il termine "unità" e preparatevi a soccombere di nuovo al

potere Berlusconiano.



Alessandro Frau

01/11/09

Il caso cucchi

Il caso Cucchi


«Vogliamo la verità sulla morte di Stefano. Quando lo hanno arrestato

stava bene. La mattina dopo aveva il volto tumefatto. Sei giorni più

tardi è morto, senza che noi potessimo vederlo prima...».


Può un giovane morire così? In Italia pare di si..

Siamo il paese del rigore e dell'intolleranza. Della decisione e

dell'autocontrollo.

Respingiamo barconi, cacciamo i mafiosi, eliminiamo la criminalità.

Tutto all'insegna dell'efficienza e della meticolosità lavorativa.

I nostri esempi sono Cops, scuola di polizia, C.S.I., carabinieri e così

via.

I ministri della difesa, dell'interno e della giustizia sono sceriffi dalla

stella scintillante sempre lucidata. L'Italia è un paese in cui tutto è

sotto controllo.

Ma siamo sicuri? I poliziotti (sappiamo perfettamente che svolgono un

ruolo fondamentale e incredibilmente pericoloso per la nostra

tranquillità) spesso sbagliano ma quando lo fanno spesso restano

impuniti.

Vi ricordo il caso Aldrovandi? (andatelo a cercare)

Il caso Giuliani? (cercate sotto la voce G8 Genova).

Il caso Spaccarotella-Sandri?

Come può un giovane entrare in un commissariato in buona salute e

uscirne tumefatto? C'è chi abusa del proprio potere. Che sia un

politico, un industriale o UN POLIZIOTTO, va punito e perseguito

senza pietà.

Siamo vicini alla famiglia Cucchi sperando che si faccia piena luce in

questa sporca vicenda e che si assicuri la piena giustizia, al di là delle

divise.



Alessandro Frau

27/10/09

Diario di uno studente di lettere a Venezia


Cammina lo straniero per le calli veneziane..
il bianco invade il suo sguardo.. si volta a destra.. si volta a sinistra.. in cerca di un segnale.
immobile l'acqua trattiene il respiro.. trattiene le onde nel suo petto simulando un liscio e immobile dipinto..

Un fruscio.. un passo.. poi un altro.. il mantello a seguitar la decisione della via intrapresa..
un breve tocco al cappello e via spedito verso una meta sconosciuta..

Stretto è il passaggio.. fiumi di scarpe che si seguono rincorrendosi e sorpassandosi.. basso e lo sguardo.. scuro il volto.. un accenno di azzurro vela i suoi occhi.. un tocco leggero di nero tratteggia lo spazio..

Un ponte verso l'alto.. uno pizzico di luce che chiama verso l'apice.. un breve sorriso di sollievo.. e poi giù.. verso l'abisso della discesa.. gradino dopo gradino.. verso un oblio di oscurità..

Voci.. urla.. chiacchiere.. niente desta il viaggiatore avvolto nella sua dimensione.. invisibile percorre le strade senza sfiorare i passanti.. camaleontico nel muoversi.. silenzioso nello scivolare.. prudente nel fissare..

Le pietre sotto i suoi piedi ritmano la cadenza del suo nascondersi.. irregolari come la sua anima.. erose come i suoi sogni.. calpestate come il suo essere.. smussate come la sua mente..

silenzio..

il caos della mattina non emette suono.. come un fantasma rimane fermo alla fine del ponte.. lo attraversano i passanti come fosse un nulla senza corpo..
si avvolge ancor più nel mantello.. il volto è improvvisamente invecchiato.. spenti sono gli occhi.. senza contorni è il suo spirito..

si inchina alla bella laguna.. si sfiora il pizzetto.. sistema il cappello.. e riparte.. alla ricerca di qualcosa che la città gli ha rubato.. guarderà sotto i ponti.. dietro i vicoli.. nelle chiese.. dentro le gondole..

senza trovare il nascondiglio nel quale la bella Venezia.. ha riposto il suo cuore..
Ma un sorriso compare nel suo viso.. un cenno del capo.. e tutto torna incorporeo..
Un breve attimo e lo straniero non c'è più..




Il cuore sepolto a Venezia


Cappello nero e scuro mantello
invisibile agli occhi
del presente

Rumore assente e silenzioso affanno
alla ricerca di ciò
che hai perduto

Fantasma folle, infelice forestiero
catturato inconsapevole in una
trappola infinita

Persa è la tua essenza
Nascosto è il tuo cuore
in quale nascondiglio non si sa

Secoli e secoli
di cammini e passaggi
alla ricerca di una felicità già trovata

Venezia ha sepolto il tuo cuore
ascoltando attentamente
il tuo desiderio

doppiogiochista vestito di scuro
cammini e passeggi
felice della tua ricerca che una fine non avrà mai..