Il potere di tre.
Pierluigi Bersani è il nuovo segretario del Partito Democratico. Si è imposto
nettamente su Franceschini e Marino ottenendo un plebiscito in quasi tutte le regioni
italiane.
I tre candidati hanno espresso grande soddisfazione per questo evento, affermando
che il vero vincitore di questa tornata elettorale è il partito stesso. I due sconfitti
manifestano grande lealtà verso il nuovo leader, poiché scelto dall'unico vero arbitro
della contesa: il popolo del PD.
Dopo aver sentito queste affermazioni così ben pronunciate mi vengono spontanei dei
semplici quesiti.
Perché non mettere in pratica questo bel principio di onestà e lealtà? Perché non
riconoscere fino in fondo questa presunta unità ritrovata? Perché non stilare un bel
programma condiviso da tutti e tre i candidati? Perché non eliminare la parola
"correnti", così indesiderata all'interno di un vocabolario partitico?
Il segretario appena eletto deve eleggere a sua volta due vice segretari. cariche di
notevole peso all'interno di una formazione politica in fase di rinnovamento.
Mi chiedo.. perché questi due vicesegretari non possono essere proprio Marino e
Franceschini?
Sarebbe una bella dimostrazione pratica delle belle intenzioni espresse a parole.
Bersani mostrerebbe davvero di voler prendere in considerazione le tematiche che
stanno a cuore all'insieme dei tre milioni di persone recatasi a votare l'ultima
domenica di Ottobre. Marino e Franceschini si troverebbero in una posizione di
"subalterno aiuto" al segretario, pronti a confermare i loro propositi di lealtà.
Dite che sia una chimera irrealizzabile? A me pare che sia il volere del popolo e come
dite voi politici "L'unico vero parere che conta in fondo".
Quindi non parlatemi di impossibilità dovute alle varie "anime" del partito perché
allora non proferite più il termine "unità" e preparatevi a soccombere di nuovo al
potere Berlusconiano.
Alessandro Frau



